L’ombra dell’usura si allarga tra il Sandonatese ed il litorale. E sono sempre di più le banche ad essere denunciate. Una ventina di casi nei mesi estivi riaprono una ferita mai rimarginata dopo quielli emersi lo scorso anno grazie alle denunce pubbliche dell’associazione Sos Italia, che ha aperto nuove sedi a San Donà e Jesolo.
In un anno le denunce salgono ora ad una trentina. La sola usura riscontrata nei casi estivi ammonta a circa 2 milioni di euro. Si tratta di denunce per usura da parte di banche, circa il 70 per cento, o di cittadini insospettabili, il 30, i quali arrivano a praticare interessi del 70 -80 per cento. Casi disperati di piccoli imprenditori e artigiani, ma anche operai e commercianti, che si sono rivolti all’associazione Sos Italia, la quale ha come referente il vice presidente e segretario nazionale Giulio Belvedere (tel. 340-5044067) e consulente legale, l’avvocato di San Donà, Luca Pavanetto. Storie spesso drammatiche che stanno affiorando dopo anni di omertà e silenzio assoluto.
I segnali c’erano tutti. Chiacchiere insistenti su personaggi misteriosi che prestavano soldi chiedendo interessi impossibili, organizzazioni malavitose che avevano messo radici in riva al Piave. Le banche sono finite nel mirino di chi ritiene di aver subito l’usura a causa di interessi eccessivi, fino al 23-24 per cento, improvvisi rientri che hanno messo in ginocchio intere aziende, soprattutto nella zona di Jesolo dove usura e malavita sembravano coincidere in più di qualche caso.
Emerge un ritratto a tinte fosche di un territorio che, con l’aumento dell’emissione di assegni scoperti, in linea con un più 40 per cento a livello nazionale, vede tante persone ricorrere agli usurai per avere soldi in prestito. I soldi che le banche non concedono più. Sono le banche ora oggetto delle nostre denunce, per interessi troppo alti che si moltiplicano o rientri richiesti in situazioni di difficoltà. Ma l’ usuraio potrebbe essere pure il vicino di casa - spiega Belvedere - piuttosto che l’insospettabile conoscente.
E’ difficile da individuare perché è uno di noi che con un gruzzolo di soldi ed è riuscito a guadagnare sulle disgrazie altrui. Spesso fa firmare titoli che poi gli consentono di aggredire le proprietà immobiliari. Nel peggiore dei casi ricorre ad altri sistemi, molto violenti, per convincere gli usurati a restituire i soldi. Non dimentichiamo che il territorio tra San Donà e Jesolo è quello a più alto tasso di riciclaggio di denaro proveniente da attività malavitose.
Molti non sanno che una villa nella Pineta di Jesolo, ad esempio, è sotto sequestro perché di proprietà di un noto clan affiliato alla malavita. Guardiamo alle tante attività immobiliari e alle agenzie fiorite in questi anni nel Basso Piave e litorale. Basta una visura camerale per vedere quanti dei soci sono locali e quanti sono devoti a San Gennaro. In tanti casi la situazione è questa». Il legale Luca Pavanetto confida nella prefettura perché vi sia una svolta anche nelle attività di indagine. «Il nostro grido d’allarme è stato lanciato - precisa l’avvocato - - e noi confidiamo nel nuovo prefetto perché possa essere un argine contro queste organizzazioni.
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