Caduta Saigon la fuga in massa dei boat people
Tratto dal
la Nuova di Venezia di (e.r.) del 24 Agosto 2009
Saigon, la capitale del Sud Vietnam, cadde il 30 aprile del 1975. I militari e i civili più compromessi con l’amministrazione americana erano già stati evacuati, tra questi anche il generale della polizia sudvietnamita immortalato nella celebre fotografia di Eddie Adams (premio Pulitzer) mentre spara alla tempia di un vietcong.
Una minoranza di fortunati. Chi restò subì la rappresaglia dei vincitori. Si calcola che il nuovo regime del Vietnam riunito abbia deportato un milione di persone nei campi di rieducazione e nelle nuove zone economiche. Secondo uno studio americano, nei campi morirono non meno di 165 mila persone.
Le persecuzioni - soprattutto nei confronti dei vietnamiti di origine cinese - innescarono un esodo imponente dalla penisola indocinese che durò dal 1975 al 1980. Famiglie intere scappavano dal Vietnam comunista con ogni mezzo possibile, una volta raggiunta la costa compravano le barche ai pescatori e le mettevano in mare. Con sè portavano i beni salvati da casa, valuta americana e oro per comprarsi la libertà, gli stessi che li fecero diventare preda ambita dei pirati thailandesi. Innumerevoli furono gli abbordaggi, gli omicidi e le violenze al largo del mar cinese.
Le barche depredate venivano poi abbandonate con il loro carico umano senza cibo, acqua e combustibile. Molte fecero naufragio, in altre morivano di inedia. Nel 1979, a quattro anni dalla caduta di Saigon ribattezzata Città di Ho Chi Min, il fenomeno della fuga assunse dimensioni tali da costringere l’Onu a intervenire autorizzando missioni di soccorso da parte delle principali nazioni occidentali.
L’Italia mandò due incrociatori (il Vittorio Veneto e l’Andrea Doria) più la nave di appoggio Stromboli. Tra il 4 e il 5 luglio del 1979 il Vittorio Veneto raccolse 128 naufraghi al largo di Singapore: erano già stati razziati dai pirati, non mangiavano da 12 giorni e andavano alla deriva da 9. Lo stesso giorno l’Andrea Doria ne raccolse 68. Trecento e 19 vennero soccorsi al largo della Malaysia presi dagli zatteroni sui quali le autorità malaisiane li avevano caricati dopo averli cacciati dai centri profughi. Alla fine le navi italiane tornarono con 907 persone.
La missione fu un successo personale del commissario Giuseppe Zamberletti. I 907 vietnamiti trovarono alloggio nelle colonie di Sottomarina, e di Jesolo, a Cesenatico, a Treviso S.Artemio e a Trieste. Si calcola che un milione di vietnamiti siano fuggiti in un modo e nell’altro dal regime comunista: 823 mila sono negli Usa, 137 mila in Australia e Canada, 96 mila in Francia, 400 in Israele.
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